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Nanosystems potenzia Supremo, la soluzione per lo smart working e l’assistenza remota

Nanosystems potenzia Supremo, la soluzione per lo smart working e l’assistenza remota

Non capita di frequente di vedere tanti studi e ricerche concordare su un punto, ma sullo smart working non sembrano esserci dubbi: è qui per restare, anche dopo il termine della seconda ondata della pandemia. Quando aziende leader come Google, Microsoft o Twitter del resto annunciano che estenderanno lo smart working “a vita”, è inevitabile che gli altri seguano. Anche perché ormai i dipendenti lo vedono come benefit, un po’ come una vettura aziendale o i buoni pasto: evitare di perdere ore nel traffico cittadino o addirittura trasferirsi dai grandi centri abitati, in luoghi dove la vita è meno costosa, sono vantaggi ai quali pochi vorrebbero rinunciare. Lo dimostra il fenomeno del south working, una sorta di immigrazione al contrario, che vede tanti lavoratori emigrati al Nord tornare a vivere nelle regioni di provenienza, più vicini alle loro famiglie. Se le aziende d’ora in poi vorranno trattenere i loro talenti, dovranno tenere conto anche di questa esigenza e, di conseguenza, strutturarsi per introdurre formule efficaci di lavoro agile, che consentano di garantire la produttività. Perché le tante ricerche pubblicate in questi mesi concordano anche su un altro punto: ai dipendenti il lavoro agile piace, ma la maggior parte lamenta uno scarso supporto da parte della propria azienda, sia per quanto riguarda la tecnologia, sia per la scarsa assistenza ricevuta dai team IT.

smart-working

Di Supremo avevamo già parlato a Marzo, all’inizio del lockdown che ha costretto aziende e lavoratori a reinventare le modalità di lavoro per garantire la produttività anche da remoto. Si tratta di una soluzione di desktop remoto sviluppata dall’azienda italiana Nanosystems, che, grazie ad una serie di aggiornamenti realizzati negli ultimi mesi che analizzeremo più avanti, ora si presenta migliorata sotto il profilo delle prestazioni e della sicurezza degli utenti.

Supremo, una soluzione per il desktop remoto sicura, economica e facile da usare

Fra le tante soluzioni per il telelavoro e per l’assistenza e il supporto remoto, Supremo è probabilmente una delle più efficienti e semplici da utilizzare: basta scaricare un file che pesa meno di 8 MB ed aprirlo, senza installarlo. A questo punto all’utente verranno mostrati un codice identificativo e una password che consentiranno di rintracciare univocamente quel computer e quindi di controllarlo da ogni parte del mondo, sia tramite un altro PC (anche con Linux o MacOS), sia tramite smartphone o tablet.

Supremo Screenshot

Le funzionalità di Supremo

Supremo fa leva sulla semplicità di utilizzo, anche per quanto riguarda l’attivazione delle licenze. Come abbiamo anticipato, per usarlo basta scaricare un file da pochi MB, che potrà poi essere copiato su tutte le macchine che si vorranno controllare da remoto, così come sui computer che si useranno per gestirle: le licenze andranno attivate solo su questi ultimi. Altro aspetto molto importante è la flessibilità delle licenze: queste infatti non sono legate alla singola macchina, ma regolano il numero massimo di connessioni contemporanee. Se per esempio un’azienda decidesse di alternare il telelavoro alle giornate in presenza, non sarà necessaria una licenza per tutti ma solo per il numero massimo di persone che lavoreranno contemporaneamente da casa. Se necessario, si potrà installare Supremo come servizio, così da avviarlo automaticamente all’accensione della macchina insieme a Windows per essere sempre pronto all’uso. 

supremo opzioni

Oltre a poter controllare un PC remoto come se lo si avesse di fronte, Supremo include anche alcune funzioni per velocizzare alcune operazioni, come il trasferimento file, la chat (che può rivelarsi uno strumento molto utile per fornire assistenza ) e una rubrica di contatti – illimitata e gratuita– che può essere condivisa fra i vari utenti.
Lo smart working non è tra l’altro l’unico scenario di utilizzo di Supremo, che può rivelarsi un potente strumento per fornire assistenza da remoto: pensiamo al caso di un system integrator, per esempio, che con poca spesa potrà supportare efficacemente i suoi clienti. Non è un caso che, nella versione a pagamento, Supremo consenta di personalizzare l’interfaccia con il logo della propria azienda, oltre ad offrire un pannello di amministrazione per tenere sotto controllo le statistiche sulle sessioni di utilizzo, uno strumento che semplifica la fatturazione degli interventi e offre insights utili a ottimizzare i processi.

Le novità degli ultimi aggiornamenti di Supremo sono fondamentalmente 3, due relative all’usabilità e una sulla sicurezza. A fianco del codec legacy per la compressione video, ne è ora disponibile uno H.264, decisamente più efficiente. La sua qualità può essere impostata su tre livelli, così da adattarsi anche alle connessioni più lente. Dai nostri test, anche connettendoci tramite LTE siamo sempre riusciti a godere della massima qualità video. La seconda novità sotto il profilo dell’usabilità è relativa alla reattività e fluidità, ora decisamente migliorate: se in passato avevamo notato un po’ di lag durante l’utilizzo – anche in caso di linee molto veloci – ora questo ritardo è stato praticamente azzerato, permettendo di usare efficacemente vari tipi di applicazione. Infine, Supremo ha voluto puntare sulla sicurezza, introducendo un nuovo protocollo di cifratura dati.

Una funzione che abbiamo trovato estremamente comoda è quella che permette, con un semplice click, di modificare la risoluzione del computer remoto, che ci è tornata utile soprattutto quando ci collegavamo al PC principale tramite il piccolo schermo dello smartphone. Si è rivelata molto comoda anche usando un notebook per collegarsi al desktop di casa, dotato di schermo ultrawide e quindi non semplicissimo da usare da remoto senza prima modificare la risoluzione per renderla identica a quella del notebook.

Quanto costa Supremo?

L’utilizzo è gratuito per fini non commerciali o comunque non continuativi, mentre se si desidera usarlo per scopi professionali, ovvero per offrire assistenza ai propri clienti o per connettersi al proprio PC in ufficio o in uno studio grafico (adesso è possibile anche questo, grazie al miglioramento della qualità video) bisognerà acquistare una licenza. Ne esistono di due tipi ed entrambe possono essere acquistate con durata trimestrale o annuale: quella per singoli utenti – ideale per gli scenari di smart working, e quella Business, che a partire da 5 euro al mese consente sino a tre connessioni contemporanee che possono essere aumentate in qualsiasi momento a seconda delle esigenze.

PrezziSupremo

Considerato che lo smart working è destinato ad accompagnarci ancora a lungo, Supremo è una soluzione per il desktop remoto che merita di essere presa in considerazione, come hanno già fatto più di 1 milione di utenti che lo utilizzano da anni, sia per l’efficacia, sia per il basso costo.

DJI Pocket 2: sempre compatto, ancora più smart e con 64 MP

DJI Pocket 2: sempre compatto, ancora più smart e con 64 MP

Il primo Osmo è arrivato sul mercato nel 2018, ora arriva la seconda versione che si chiama DJI Pocket 2: cambia (in parte) il nome, ma la filosofia di base rimane la medesima. Un dispositivo compatto, intelligente e in grado di realizzare riprese di buona qualità senza utilizzare necessariamente fotocamere o smartphone.

dji

Crescono di poco le dimensioni (che arrivano a 124,7 x 38,1 x 30 mm) mentre il peso rimane quasi invariato a 117 grammi. Anche la struttura vede ancora la zona del sensore e dell’ottica separata dal corpo principale permettendo al DJI Pocket 2 avere funzioni di stabilizzazione delle immagini o cambio dell’angolo di ripresa.

DJI Pocket 2: le caratteristiche tecniche

La stabilizzazione funziona su tre assi ed è supportato l’Active Track 3.0 per permettere di seguire un soggetto. Il meccanismo di controllo permette di muovere manualmente la ripresa da -230° a +70° sull’asse X, da -100° a +50° sull’asse Y e di +/-45° per il rollio.

Il nuovo DJI Pocket 2 ha un sensore da 1/1.7″ con campo di visione di 93°: questo comporta una lunghezza focale equivalente di 20 mm. La risoluzione massima è pari a 64 MPixel mentre l’apertura è di f/1.8. La sensibilità ISO varia da 100 a 6400 (risoluzione di 16 MPixel) o da 100 a 3200 (64 MPixel). La velocità dell’otturatore invece varia da 8″ a 1/8000″ garantendo una buona flessibilità di utilizzo. C’è poi uno zoom digitale 8X.

I video possono essere ripresi a 4K 60p, 2.7K 60p o FHD 60p ma è anche possibile riprendere filmati HDR 2.7K 30p o FHD 30p. Sono supportate poi le modalità di ripresa Timelapse, Motionlapse e Hyperlapse oltre allo slo-mo FHD 120p o FHD 240p. L’audio sfrutta la tecnologia DJI Matrix con quattro microfoni stereo migliorando la qualità complessiva delle riprese.

La batteria ha una capacità di 875 mAh che dovrebbe garantire un’autonomia di 140 minuti mentre il tempo di ricarica è di 73 minuti. Per chi non è esperto di editing ci si potrà affidare all’AI integrata nell’applicazione utilizzabile su smartphone. Il prezzo di DJI Pocket 2 è pari a 379 euro mentre la versione con la Creator Combo è pari a 519 euro.

Lotus Evija, l’hypercar elettrica da 2 milioni di dollari e 2.000 CV, scende in pista a Goodwood

Lotus Evija, l’hypercar elettrica da 2 milioni di dollari e 2.000 CV, scende in pista a Goodwood

Lotus, in occasione della Speed Week presso il circuito di Goodwood, nella città di Chichester, Regno Unito, ha mostrato alcuni prototipo della sua prossima hypercar elettrica denominata Evija.

Una vettura da 2 milioni di dollari e 2.000 CV portata in pista in tre modelli pre-produzione uno dei quali ha ospitato durante l’evento Lord March, figlio del Duca di Richmond proprietario della tenuta di Goodwood che ospita la pista, prima persona al di fuori del team di ingegneri a sperimentare la potenza di Evija.

“L’Evija è incredibile! la potenza, la velocità, non ho mai provato niente del genere, è stato eccezionale. Questa nuova hypercar elettriche dà vita al massimo dell’automobilismo per una nuova generazione e per un pubblico più giovane. Il progresso delle auto elettriche negli ultimi 10 anni è stato sorprendente. Esiste un enorme potenziale di crescita per queste macchine per continuare a permetterci di divertirci e guidare auto ad alte prestazioni. Lotus continua ad attrarre l’interesse con una vettura così divertente, e facile da controllare e godere” ha commentato al termine della prova Lord March.

“Ci stiamo divertendo molto a dimostrare l’Evija qui a Goodwood. Portare le auto a un evento come questo è una gradita pausa dalle centinaia di ore trascorse sui terreni di prova, dove c’è un’enorme quantità di spazio aperto e lunghi rettilinei per testare i limiti delle prestazioni dell’auto. Goodwood è un circuito veloce e scorrevole con numerose ondulazioni della superficie, e quindi è un fantastico test e dimostrazione per l’Evija in quanto è il tipo di ambiente in cui molti proprietari useranno l’auto” ha invece dichiarato Gavan Kershaw, responsabile del progetto per Lotus.

Lotus Evijas era stata annunciata con l’intenzione che venisse prodotta in soli 130 esemplari, con le prime vetture pronte entro la fine di quest’anno, ma per il momento il costruttore inglese non ha aggiornato tali informazioni a riguardo; per maggiori informazioni a riguardo vi invitiamo a visitare la pagina ufficiale dedicata a questa hypercar made in Lotus o consultare la pagina ufficiale della Goodwood Speed Week.

ARCTIC presenta Freezer 50, un dissipatore ad aria per gli ultimi AMD Ryzen e Intel Core

ARCTIC presenta Freezer 50, un dissipatore ad aria per gli ultimi AMD Ryzen e Intel Core

ARCTIC ha annunciato Freezer 50, un nuovo dissipatore a doppia torre compatibile con il socket AM4 delle CPU AMD Ryzen e i più recenti socket di casa Intel, dall’LGA 1151 all’ultimo LGA 1200 dei processori Core di decima generazione. Il dissipatore ad aria arriva dopo il Freezer 50 TR dedicato alle piattaforme Ryzen Threadripper, ed è venduto a 59,99 euro nella versione senza controller ARGB incluso e 69,99 euro con il controller. In entrambi i casi, il prodotto è accompagnato dalla pasta termica MX-4.

Freezer 50 si caratterizza per sei heatpipe a contatto diretto da 6 millimetri e 104 alette in alluminio con uno spessore di 0,4 mm. Le sue dimensioni sono di 148 x 149,5 x 166 mm (L x W x H) per un peso complessivo di 1160 grammi. Sulla torre trovano posto due ventole in configurazione push-pull, una da 120 mm e una da 140 mm per una rumorosità di 0,4 sone alla massima velocità (23,5 ~ 25 dBA).

La ventola da 120 mm opera tra 200 e 1800 RPM, mentre quella da 140 mm lavora tra 200 e 1700 RPM e sono di tipo Fluid Dynamic Bearing (FDB). Per quanto riguarda l’illuminazione RGB posizionata nella parte centrale del dissipatore, troviamo 13 LED ARGB, collegabili alla motherboard tramite un connettore a 3 pin. Come accennato, ARCTIC vende anche una versione con controller dedicato per quelle motherboard sprovviste di connettore ARGB.

Ferrari, d’obbligo passare al full-electric? probabilmente non un cattivo investimento

Ferrari, d’obbligo passare al full-electric? probabilmente non un cattivo investimento

In Ferrari attualmente godono di un’ottima politica azienda con risultato ultimo quello di aver ottenuto negli ultimi quattro anni un prezzo delle loro azioni aumentato di oltre il 200%.

Ad ogni modo limiti sempre più restrittivi sulle emissioni, e comunque un andamento globale che condanna i motori di grossa cilindrata e favorisce soluzioni più green, potrebbero nei prossimi anni non offrire profitti sicuri al costruttore italiano se dovesse portare avanti esclusivamente vetture spinte da motori a benzina.

All’inizio di quest’anno, la società ha affermato che l’attuale tecnologia delle batterie “non è sufficientemente evoluta” per una loro supercar elettrica e ha indicato di non avere in programma di spostarsi nel settore full-electric prima del 2025 sebbene ad inizio anno abbiano depositato alcuni brevetti a riguardo.

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Tuttavia Adam Jonas della Morgan Stanley, economista specializzato nel mercato automobilistico, ha affermato che il passaggio all’elettrico per Ferrari potrebbe rappresentare comunque un vantaggio sul piano degli investimenti:

“Nelle ultime due settimane, abbiamo rivolto alcune domande agli investitori sul pensiero piuttosto scomodo della transizione della Ferrari verso un futuro completamente elettrico dato il mutevole contesto normativo (ad esempio la California che vieterà la vendita di veicoli ICE entro il 2035) e numero crescente di importanti città che stanno cercando di vietare l’uso di veicoli a combustione dall’operare su strade pubbliche entro varie scadenze in tutto il mondo. Riteniamo che il risultato finale della transizione della Ferrari ai veicoli elettrici possa essere il motivo principale che influirà il prezzo delle loro azioni nei prossimi 3-5 anni”

Il team di Jonas ha sviluppato la propria argomentazione evidenziando come ad esempio Tesla sia in grado di ottenere prestazioni simili a quelle della Ferrari ma su veicoli molto più economici:

“Una Tesla Model S Long Range Plus ha un prezzo di partenza di 74.990 $. Ipotizzando un margine lordo del 25% (leggermente al di sopra della media aziendale) con il 30% di costo relativo al propulsore EV implicherebbe un Powertrain del valore di poco meno di 17.000 $. Passando alla Model S Performance, prezzo di partenza di 94.990 $, stimiamo il costo del propulsore EV in 23.000 $. E infine, passando alla Model S Plaid, da 0 a 60 in 2 secondi, che riteniamo sia la migliore offerta Tesla in linea con prestazioni di una Ferrari, stimiamo che il costo del suo propulsore Plaid sia di circa 40.000 $.”

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La Morgan Stanley ritiene che il passaggio a propulsori completamente elettrici potrebbe effettivamente far risparmiare un sacco di soldi alla Ferrari offrendo comunque prestazioni elevate:

“I potenziali risparmi che Ferrari potrebbe realizzare passando dal motore a benzina a quello elettrico sono molto significativi. Stimiamo che la Ferrari media potrebbe ridurre il costo del solo propulsore da circa 95.000 $ a 50.000 $ per un modello EV, con un risparmio di circa 45.000 $ ad unità. Applicato alla nostra previsione Ferrari per il 2022, tale aumento di margine offrirebbe una crescita economica del marchio di circa il 50% rispetto le nostra attuali previsioni”.

Considerazioni fatte esclusivamente sul piano economico e non sul piano ingegneristico, ma soprattutto senza tener conto di ciò che attualmente rende unica una ferrari ovvero proprio il loro iconico motore a benzina.

Ad ogni modo il mercato da diversi anni sta virando verso l’avvento di veicoli full-electric o ibridi plug-in, per tanto siamo sicuri che Ferrari, e il proprio comitato di investitori, vorranno iniziare a breve ad esplorare questo settore ben prima del 2025 come precedentemente dichiarato.

L’Unione Europea contro i colossi tech. In arrivo regole per moderare il loro potere sul mercato

L’Unione Europea contro i colossi tech. In arrivo regole per moderare il loro potere sul mercato

Le autorità di regolamentazione del mercato dell’Unione Europea hanno iniziato a compilare un elenco di circa 20 realtà del panorama “big tech” che saranno soggette ad un impianto di regole e norme molto più rigide con lo scopo di moderare il loro potere sul mercato. Secondo quanto si apprende da fonti anonime ma apparentemente ben informate sui fatti, le realtà presenti nell’elenco si troveranno in futuro nella condizione di dover rispettare una regolamentazione più severa rispetto a realtà di più piccolo calibro, tra cui norme che imporrebbero la condivisione di dati e informazioni con i concorrenti e una maggior trasparenza nel modo in cui raccolgono dati e informazioni.

Le grandi realtà tecnologiche sotto la lente dell’Unione Europea

Vi sono alcuni criteri alla base della composizione dell’elenco, tra cui le quote di mercato del fatturato e il numero di utenti: partendo anche solo da qui è verosimile supporre che nell’elenco troveranno comodamente posto realtà del calibro di Google, Facebook, Amazon e Apple, tanto per citare i “soliti nomi”. Il numero di aziende e i criteri definitivi per l’inclusione nell’elenco sono ancora oggetto di valutazione, ma le indiscrezioni che emergono sono comunque indicative di quanto la UE abbia deciso di affrontare con serietà la faccenda.

La misura fa parte di un nuovo impegno di Bruxelles per spingere le grandi aziende tecnologiche a mutare le rispettive pratiche commerciali, senza necessariamente lanciare un’indagine formale o senza che vi sia stata una reale constatazione di infrazione delle leggi attualmente esistenti. L’impegno è una risposta ad una serie di lamentele secondo cui l’attuale regime normativo ha dato luogo ad un’azione debole e tardiva e che ha fatto poco per promuovere la concorrenza.

Non solo multe: azioni più incisive per favorire la concorrenza

Secondo quanto si apprende dalle informazioni raccolte dal Financial Times, sembra che l’intenzione della UE sia quella di superare le semplici multe, che spesso vengono considerati dai grandi colossi semplicemente come un costo una tantum per poter continuare a svolgere le loro attività. Invece l’Unione vuole impostare un quadro normativo in cui possa muoversi velocemente e con efficacia nell’imporre a grandi aziende di condividere dati con i rivali e di adottare pratiche più rispettose della concorrenza. Non solo, l’obiettivo è che in casi particolarmente gravi l’UE si spingerà ad affrontare problemi strutturali che potrebbero condurre anche allo “spezzatino” di grandi realtà nel momento in cui si rileva un’azione volta ad ostacolare la concorrenza.

Nei giorni scorsi la Camera dei Rappresentanti USA ha pubblicato una relazione a seguito dell’audizione avvenuta la scorsa estate che ha visto i CEO delle quattro “grandi sorelle” citate sopra comparire dinnanzi al Congresso per rispondere ad una serie di quesiti in tema di antitrust. La commissione della Camera che ha condotto l’indagine ha rilevato una serie di azioni volte a conquistare e mantenere una posizione dominante di mercato con pratiche anticoncorrenziali, e ha suggerito un intervento del Congresso senza escludere, anche in questo caso, l’ipotesi “spezzatino”. Amazon, Apple, Facebook e Google sono state paragonate ai “baroni del petrolio” e ai “magnati delle ferrovie”.