
Sono 859 le diverse tipologie di prodotti per i quali il governo cinese ha deciso di ridurre i dazi di importazione dall’estero verso il proprio territorio per le nazioni che rientrano nel World Trade Organization. Il ministero delle finanze cinese, come riporta Bloomberg, ha reso operativa questa decisione nella giornata di lunedì 23 dicembre.
E’ evidente come questa manovra miri ad aprire il commercio dall’estero verso la Cina e non può essere valutata indipendentemente dalle tensioni in atto con il governo degli Stati Uniti legate proprio a tariffe di importazione e commercio di beni.
I prodotti inseriti all’interno di questa lista rappresentano indicativamente il 18%, in termini di controvalore, di quanto importato dalla Cina su base annuale: parliamo di 389 miliardi di dollari di acquisti contro un totale di circa 2.140 miliardi di dollari che rappresenta il valore complessivo delle importazioni sostenute dalla cina.
Con questa mossa la Cina punta a riaffermare la propria presenza in un mercato di libero commercio, nel quale le barriere al movimento delle merci da una nazione all’altra siano le più ridotte possibili. Possiamo vedere questo anche come un gesto di distensione verso il governo americano, con il quale è da tempo in atto una complessa controversia legata proprio al commercio di beni tra le due nazioni.
La riduzione nei costi di importazione punta anche ad accelerare la produzione interna, che nel corso del 2019 ha subito un rallentamento. Meno costi di importazione potrebbero infatti stimolare positivamente la produzione interna, pensando alla riduzione dei costi per l’approvvigionamento di materie prime.