I MicroLED puntano a inserirsi sempre più massicciamente nella ‘lotta’ tra le diverse tecnologie per pannelli di smartphone, TV e monitor, attualmente dominate da OLED e LCD. Per farlo dovrà però raggiungere un elevato livello di competitività non solo sul fronte della resa, dove ha già dimostrato elevatissime potenzialità, ma anche dal punto di vista dei costi, fattore essenziale per una diffusione massiva nel mercato consumer.

Il CEO, Charles Li, della taiwanese PlayNitride, uno dei maggiori player del settore, ha però dichiarato che la compagnia punta a ridurre del 95% il costi produttivi entro i prossimi 5 anni. Per farlo la compagnia punta a raccogliere investimenti per 50 milioni di dollari per accelerare la ricerca e sviluppo. Attualmente le sfide sono quelle, oltre che di ridurre i costi, di miniaturizzare i chip e di raggiungere la piena integrazione della catena di fornitura e di produzione dei MicroLED. Al momento ci sono tecnologie valide per tutti i passaggi, dalla produzione dei wafer LED a quella dei moduli completi, ma è necessaria maggiore integrazione.

A differenza dei pannelli attuali i MicroLED sono formati da pixel inorganici emettitori (autoilluminanti) e promettono di riuscire a unire elevata luminosità e copertura degli spazi colore più ampi.

Qualche giorno fa la Photonics Industry & Technology Development Association (PIDA) aveva svelato una roadmap per lo sviluppo della tecnologia Micro LED a Taiwan con accordi di collaborazione tra le maggiori aziende del settore (Innolux, AU Optronics (AUO), PlayNitride, ITRI’s Electronic) e gli Optoelectronic System Research Laboratories. Taiwan è decisa a prendere in modo netto la leadership del settore.