
L’amministrazione Trump sta pensando di inserire SMIC (Semiconductor Manufacturing International Corp.) nella blacklist di realtà cinesi con cui le aziende statunitensi non possono fare affari.
Il Dipartimento della Difesa sta lavorando con le altre agenzie governative per determinare se le azioni del più grande produttore di semiconduttori cinese ne consiglino l’aggiunta nella “Entity List”, cosa che impedirebbe alle società statunitensi di vendere tecnologia realizzata da SMIC senza una licenza, ma anche alla stessa SMIC di acquistare i macchinari statunitensi usati per produrre e testare i chip.
Si tratterebbe di un nuovo capitolo delle tensioni (commerciali e non solo) tra Stati Uniti e Cina, e che vedono in Huawei la vittima più illustre. “Una tale azione porterebbe tutte le esportazioni verso SMIC a essere sottoposte a una revisione più completa”, ha dichiarato sabato la portavoce del Pentagono Sue Gough. Anche se al momento non sono state illustrate le ragioni per includere SMIC nella lista nera (che conta oltre 300 aziende cinesi), nel mirino ci sarebbero i rapporti del produttore con il settore della difesa cinese.
In particolare, il Wall Street Journal cita le relazioni di SMIC con CETC, un’azienda statale impegnata nello sviluppo di elettronica per il settore militare. SMIC avrebbe aiutato CETC a testare nuove tecnologie produttive e usato le tecnologie di CETC per la propria produzione.
Anche se SMIC è nata come un’azienda privata, il governo di Pechino ha investito molto denaro per favorirne la crescita, e secondo un report nel 2018 avrebbe una quota di oltre il 45% nell’azienda. L’obiettivo della Cina è creare un settore produttivo competitivo, al pari di quello statunitense e taiwanese, ma al momento permane un gap ancora molto ampio.