Nei giorni scorsi abbiamo segnalato, con questa notizia, la decisione di Intel di sospendere temporaneamente la fornitura dei propri processori alla cinese Inspur: questo brand è forse poco noto ma si tratta del terzo produttore al mondo di soluzioni server oltre che del primo che opera nel mercato cinese.
Lo stop alle vendite di CPU Intel a Inspur è frutto dell’inserimento di questa azienda in un elenco pubblicato dal governo degli Stati Uniti in cui si fanno i nomi di 20 aziende che sarebbero controllate dall’esercito cinese (PLA). In tale documento si chiede di procedere con un’azione normativa rapida per impedire a tali aziende di ottenere tecnologie statunitensi critiche.
Intel ha nel frattempo ripreso le spedizioni di proprie soluzioni a Inspur, come segnalato dal sito tom’s hardware, senza tuttavia specificare quali processori siano stati ora forniti e in quali volumi rispetto al passato. Del resto lo stop alle spedizioni era stato indicato dalla stessa Intel come temporaneo, con una durata non definita precisamente che sarebbe potuta variare da pochi giorni a un paio di settimane.

Inspur è un importante cliente per Intel, soprattutto per il proprio business datacenter. Nel corso dello scorso anno l’azienda cinese ha acquistato circa 2,5 miliardi di dollari di processori Intel da installare all’interno dei propri sistemi. La stretta del governo USA ha quindi importanti ricadute economiche, che potenzialmente potrebbero interessare un numero sempre più ampio di aziende americane impegnate nel settore. Per il momento attuale AMD e NVIDIA non segnalano problemi legati alla vendita di propri prodotti a Inspur.
Il governo USA ha inoltre inasprito le normative che regolamentano le esportazioni attraverso Hong Kong, canale spesso utilizzato quale alternativa alla spedizione diretta in Cina proprio per la maggiore facilità con la quale le esportazioni potevano essere gestite. Sarà da vedere, nel corso delle settimane a venire, se questo rappresenterà un ulteriore ostacolo commerciale per le aziende USA che fanno business con quelle cinesi.