fbpx

Le autorità di regolamentazione del mercato dell’Unione Europea hanno iniziato a compilare un elenco di circa 20 realtà del panorama “big tech” che saranno soggette ad un impianto di regole e norme molto più rigide con lo scopo di moderare il loro potere sul mercato. Secondo quanto si apprende da fonti anonime ma apparentemente ben informate sui fatti, le realtà presenti nell’elenco si troveranno in futuro nella condizione di dover rispettare una regolamentazione più severa rispetto a realtà di più piccolo calibro, tra cui norme che imporrebbero la condivisione di dati e informazioni con i concorrenti e una maggior trasparenza nel modo in cui raccolgono dati e informazioni.

Le grandi realtà tecnologiche sotto la lente dell’Unione Europea

Vi sono alcuni criteri alla base della composizione dell’elenco, tra cui le quote di mercato del fatturato e il numero di utenti: partendo anche solo da qui è verosimile supporre che nell’elenco troveranno comodamente posto realtà del calibro di Google, Facebook, Amazon e Apple, tanto per citare i “soliti nomi”. Il numero di aziende e i criteri definitivi per l’inclusione nell’elenco sono ancora oggetto di valutazione, ma le indiscrezioni che emergono sono comunque indicative di quanto la UE abbia deciso di affrontare con serietà la faccenda.

La misura fa parte di un nuovo impegno di Bruxelles per spingere le grandi aziende tecnologiche a mutare le rispettive pratiche commerciali, senza necessariamente lanciare un’indagine formale o senza che vi sia stata una reale constatazione di infrazione delle leggi attualmente esistenti. L’impegno è una risposta ad una serie di lamentele secondo cui l’attuale regime normativo ha dato luogo ad un’azione debole e tardiva e che ha fatto poco per promuovere la concorrenza.

Non solo multe: azioni più incisive per favorire la concorrenza

Secondo quanto si apprende dalle informazioni raccolte dal Financial Times, sembra che l’intenzione della UE sia quella di superare le semplici multe, che spesso vengono considerati dai grandi colossi semplicemente come un costo una tantum per poter continuare a svolgere le loro attività. Invece l’Unione vuole impostare un quadro normativo in cui possa muoversi velocemente e con efficacia nell’imporre a grandi aziende di condividere dati con i rivali e di adottare pratiche più rispettose della concorrenza. Non solo, l’obiettivo è che in casi particolarmente gravi l’UE si spingerà ad affrontare problemi strutturali che potrebbero condurre anche allo “spezzatino” di grandi realtà nel momento in cui si rileva un’azione volta ad ostacolare la concorrenza.

Nei giorni scorsi la Camera dei Rappresentanti USA ha pubblicato una relazione a seguito dell’audizione avvenuta la scorsa estate che ha visto i CEO delle quattro “grandi sorelle” citate sopra comparire dinnanzi al Congresso per rispondere ad una serie di quesiti in tema di antitrust. La commissione della Camera che ha condotto l’indagine ha rilevato una serie di azioni volte a conquistare e mantenere una posizione dominante di mercato con pratiche anticoncorrenziali, e ha suggerito un intervento del Congresso senza escludere, anche in questo caso, l’ipotesi “spezzatino”. Amazon, Apple, Facebook e Google sono state paragonate ai “baroni del petrolio” e ai “magnati delle ferrovie”.